la critica all'attivismo pedagogico

 

Nella prima parte del novecento si sviluppo una forte reazione antipositivistica che criticava l'attivismo perchè ritenuto l'ultima espressione del naturalismo ottocentesco cioè una concezione che riduceva il bambino ad un'educazione semplice, biologica.

L'ESSERE UMANO VENIVA VISTO 

-non solo come organismo biologico

-come portatore di valori

-inserito in società

l'educazione NON doveva limitarsi a seguire lo sviluppo naturale del bambino, ma orientarlo verso fini piu alti.

L'ATTIVISMO è stato criticato anche in ambito politico dove secondo questa prospettiva

-l'educazione non deve avere un singolo come unico riferimento 

-deve essere orientata alla TRASFORMAZIONE della società

l'obiettivo era quello di creare UN UOMO NUOVO come dicevano Marx ed Engel, capace di superare l'individulismo e di creare una società piu giusta.

il fine dell'educazione doveva essere

-unire finalità educative e politiche 

-andare oltre lo sviluppo personale

-favorire la coscienza collettiva

GIOVANNI GENTILE 

E' il principale esponente della reazione antipositivistica in Italia

Gentile è stato filosofo, pedagogista e uomo pubblico

Per lui l'educazione era un problema centrale, non secondario.

Nel 1922 fu nominato Ministro della pubblica istruzione e realizzò la riforma scolastica del 1923, ispirata alla sua visione.

per GENTILE la pedagogia 

-non è una scienza empirica

-non può fondarsi sulla psicologia

-è una scienza filosofica

L'educazione coincide con il processo di formazione dello spirito

-l'educatore ed allieva non sono due realtà separate

-l'atto educativo è un processo unitario 

-la scuola ha il compito di elevare l'individuo alla consapevolezza


la pedagogia non studia tecniche ma riflette sui fini ultimi dell'educazione che coincidono con la formazione personale e sociale di un individuo .

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